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SAMNITES
Postato il Domenica, 30 aprile @ 22:28:18 CEST di saphinim

I luoghi dei Sanniti
SAMNITES

GENS FORTISSIMA ITALIAE

(quel che tutti dovrebbero sapere sui Sanniti)

a cura di Domenico Caiazza

Le antiche origini sabine ed il nome.

I miti dei popoli sannitici tramandavano il ricordo delle origini antiche dalla Sabina: il territorio intorno a Rieti occupato in età storica dai Sabini, confinanti di Roma, era stato la loro culla dalla quale erano sciamati risalendo l’ Appennino e poi i dirigendo verso il Tirreno e l’ Adriatico.

Nella Sabina alle Acque Cutilie (lago di San Vittorino), dove le Ninfe Commotili spingevano dolcemente un isola galleggiante ed esalazioni solforose indicavano una porta degli Inferi, i Sabini avevano un antichissimo centro sacrale e politico allo stesso modo dei Latini che si riunivano ad fontem Ferentinae.



Questo “modello” di assemblea ad un tempo sacra e politica attorno ad una fonte o un lago agitato da gas testimone della presenza di Mefitis, la grande dea sannitica equivalente a Giunone romana, fu esportato dai frazioni del popolo Sabino che migrarono a conquistare altre terre. Infatti è replicato ad esempio alla Mefite d’ Ansanto (Roccasanfelice, AV) che fu il centro politico e sacrale degli Irpini e nella Valle di Comino, dove è testimoniato epigraficamente e da ex voto il culto di Mefitis continuato sostituito da quello della Madonnna di Canneto al cui tempio annualmente concorrono compagnie di pellegrini da un vasto circondario. Allo stesso modo nei Lucani dove la Madonna di Viggiano continua la funzione aggregante e protettrice della Mefitis delle epigrafi di Grumento.

Varone dice che il Lago di Cutilia era il centro d’ Italia, forse in ricordo dell’antica funzione di epicentro degli sciami sabini che con i veria sacra, o forse quale luogo di comunicazione tra il mondo infero e la realtà terrena.

Il nome Sanniti è l’esito romano del nome che si davano: Safini che è lo stesso che Sabini. Fu oggetto di paraetimologie antiche che lo assimilavano al nome dalla lancia saunia e naturalmente volevano valorizzare il valore guerriero ed i rapporti con i Greci. Tuttavia pensiamo che con ogni probabilità derivò al nucleo originario delle genti sabelliche dal fatto che vivevano sulle sponde del fiume Sava: i Savini-safini-sabini erano le genti del Sava come i Sabatini erano il popolo che viveva sul Sabato, i Naharti quelli che vietavano sulla Nera e gli Amiternini quelli che vivevano attorno all’Aternus-Pescara.

Il costume migratorio dei Sanniti: le primavere sacre (veria sacra)

Dall’epicentro sabino le genti sabelliche salirono al Gran Sasso e poi migrarono seguendo verso nord e sud la catena appenninica e si spinsero fino all’ Adriatico ed al Tirreno. Conosciamo dalle fonti il meccanismo che organizzava lo sciamare di queste genti: i nati in un certo anno, uomini od animali che fossero, venivano consacrati ad una divinità. Al compimento della maggiore età essi venivano armati, organizzati, dotati di provviste ed attrezzi e raggiungevano con l’aiuto degli dei, ma con alle spalle l’ organizzazione della nazione, nuovi territori. Un picchio, picus, che fu nome di un dio e di un re furono guidati nella loro sedi i Piceni, da un toro quelli che raggiunsero la terra degli oscii, probabilmente da un hirpus-lupo gli Irpini.

Anche i Romani praticavano i veria sacra e dobbiamo pensare che anche i Sanniti conobbero forme di divisione dei suoli al modo della colonizzazione romana, certo vi fu una grande ondata migratoria alla fine dell’ VIII- inizio del VII sec. a.C. ed è questa l’ondata paleosabellica che è indiziata soprattutto da necropoli e toponimi. Un’altra grande migrazione vi fu nel V secolo, certo il fenomeno ebbe rallentamenti o arresti ma fu tendenzialmente costante e alla fine in epoca storica il territorio dei Sabelli andava da Ravenna a Lucera e dalla Sabina all’area della pianura laziale occupata dai Volsci, che furono di etnia sabellica o affine come gli Umbri.

In epoca storica parlavano la lingua sannita o sue varietà i seguenti popolo oramai ben strutturati: Umbri, Sabini, Picenti, Praetutii, Vestini. Marrucini, Aequi, Marsi, Paeligni, i Volsci e i Sidicini di Teano, i Carecini, i Frentani, i Pentri, i Caudini, i Campani, gli Hirpini. Ma frazioni di Sanniti si installarono anche in altre regioni come ad esempio i Mamertini in Sicilia.

I Sanniti visti da Roma: un popolo guerriero e valorosissimo.

Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, I, 3, 106) nella sua descrizione dell’ Italia antica alle soglie della corografia della Quarta Regione, il Sannio, non ha dubbi nel premettere che questa comprende le popolazioni più valorose d’ Italia: Sequitur regio quarta gentium vel fortissimarum Italiae.

Ancora a secoli di distanza dalle Guerre sannitiche e dopo il genocidio ordinato da Silla riecheggiava dunque in Roma il ricordo di uno scontro epico e combattuto per circa 70 anni e lo si può capire visto che per sottomettere dei popoli che distavano pochi giorni di marcia da Roma era occorso più tempo che la conquista ad esempio della Gallia o dell’ intera Asia Minore.

“Il valore che viene riconosciuto alle popolazioni sannitiche per il loro indomito senso di libertà emerge dalle più belle pagine dedicate da Livio alla narrazione del conflitto con i Romani, protrattosi per oltre settante anni, tra la metà del IV secolo e i primi decenni del III. Ne resta tracci ancora in Plinio, che include i Sanniti tra le Gentes fortissimae Italiane. L’affermazione di questa virus italica fu certamente uno degli strumenti ideali della politica augustea per sollecitare il consenso della Tota Italia. Le élites municipali erano infatti in gran parte costituite dai discendenti di quei socii che per la prima volta avavano proclamato politicamente il nome dell’ Italia ed erano stati debellati appena due generazioni prima. Al di là, però, dell’ uso retorico che ne fu fatto, le guerre contro il Sannio ebbero veramente dimensione degna di una epopea, vedendosi im,pegnata per due generazioni la classe dirigente romana, che potè celebrare trentatre trionfi de Samnitibus con i Valeriii, i Cornelii, I Curii, i Fabricii e gli Aemilii. Il principale monumento letterario di questa vicenda, che condusse all’affermazione dell’egemonia romana nell’ Italia centrale, è negli scritti di Livio” ( A. La Regina I Sanniti p. 301).

Guerrieri magnifici furono certo i Sanniti, così si rappresentarono nelle tombe e certo furono anche mercenari e predoni, ma non è possibile ridurre solo nei limiti della vis bellica la loro storia.

Il problema della civiltà sannitica

(da Safinim: testo Caiazza)

Gli insediamenti

La macchina bellica romana assalì e saccheggiò molti abitati sannitici durante le guerre, poi Silla, che aveva giurato di far scomparire dalla terra i Sanniti inflisse un ulteriore durissimo colpo, quindi la lunga pace romana la pace, provocò la discesa in siti più comodi di quelli fortificati sui monti e terremoti. Il colpo di grazia venne dalla grande crisi demica seguita alla Guerra Gotica che parzialmente compensata da lo stanziamento di Longobardi, Bulgari, Greci provocò il collasso o lo spostamento anche delle poche città sopravvissute. I boschi hanno avvolto le antiche rovine, i pastori ne hanno diroccato i massi per vincere la noia, il dissolvimento di viabilità, poleonimi e toponimi rendono difficile ricostruire l’antica topografia del Sannio al punto che l’elenco delle città sconosciute è più ampio di quelle note.

Non sappiamo dove fossero queste città nominate da Livio:

Austicula

Imbrinium

Plistica

Longula

Cessenia o Serennia

Cimetra

Murgantia

Ferentinum

Romulea

Milionia

Feritrum

Aquilonia

Cominium

Duronia

Velia

Palumbinum

Herculaneum

Saticula

Si discute ad esempio se Aufidena sia da identificare a Castel di Sangro o sul Curino sopra Alfedena, per Callifae si è proposta l’identificazione con la città munita di teatro sul Monte Perrone di Roccavecchia di Pratella, e per Allifae il sito megalitico di Monte Castello di S. Angelo di Ravecanina, oggi diviso tra S. Angelo d’ Alife e Raviscanina, per Aesernia sannitica si è pensato all’ insediamento sopra Castelromano.

Tuttavia si è tentato di rimediare con apposite ricerche almeno in Abruzzo, nel Molise ed in area Campano-Sannitica,.

Nell’ Ottocento Antonio De Nino, singolare e splendida figura di studioso, iniziò la ricerca delle antiche sedi delle città sannitiche sui monti dell’ Abruzzo, e ne le segnalò e descrisse molte. IN quel tempo anche studiosi stranieri giravano indagando le mura ciclopiche, poi l’interesse diminuì. Amedeo Maiuri sul finire degli anni 20 descrisse le cinte di Sepino Trebula Faicchio, Monte Acero, poi la guerra e nuovo silenzio:Solo con gli scavi pionieristici di Giovanni Colonna e Saepinum e sul Monte Pallano si riprese a cercare e quando questo studioso si dedicò soprattutto agli Etruschi Adriano La Regina raccolse il testimone: pubblico le sue ricerche sui Vestini ed iniziò il rilievo delle cinte del Molise e nonostante abbia poi vissuto e lavorato con straordinaria efficacia a Roma ha pubblicato molti studi approfonditi sulla storia dei Sanniti. Gianfranco De Benedittis ha dedicato studi a Bovianum e Monte Vairano. In Campania dalla fine degli anni settanta hanno compiutio ricognizioni Gioa Conta e Domenico Caiazza e la Marsica ha conosciuto uno straordinario incremento delle conoscenze della sua topografia antica grazie alle ricerche sul campo di Giuseppe Grossi ed alle pazienti rigorose riflessioni di Cesare Letta. Andrei Slade e Ezio Mattiocco sulla scia del De Nino hanno molto contribuito alla topografia dei Peligni e Vestini. Ben si è lavorato anche nel territorio lucano invece l’Irpinia e i Caudini sono terre ancora sostanzialmente ignote.

Si discute inoltre sulla struttura dell’insediamento sannitico. Buona parte degli studiosi condivide il modello insediativo disegnato da Adriano La Regina secondo il quale il Sannio preromano era popolato solo da una ragnatela di casali e villagi dispersi nei monti e campagne, o magari disposti sulle strade, i vici, raggruppati in distretti territoriali denominati pagi e la città vi sarebbe stata introdotta solo dai Romani con l’impianto dei municipi. In questa ottica le grandi cinte di mura ciclopiche sarebbero della strutture difensive saltuariamente utilizzate solo in caso di necessità dagli abitanti dei vici e pagi delle pianure e le città citate da Livio non sarebbero mai esistite ma inventate per amplificare le gesta dei condottieri romani.

Dunque una struttura insediativa “debole” e diffusa compensata da una struttura statale forte ed unitaria imperniata sul Meddix Touticus, capo di tutta la Federazione Sannitica. Questa è l’ opinione dominante ma Cesare Letta ha proposto un convincente modello alternativo dello stato sannitico e delle comunità che lo costituivano. E di recente Caporossi Bolognese ha rilevato che la presenza della struttura paganico-vicanica in epoca romana non legittima ipso facto la sua presenza nel periodo sannitico.

Domenico Caiazza invece ha sin dal 1986 contestato che sia possibile formulare definizioni complessive e generali sull’età, funzione e qualità delle cinte fortificate, che vanno esaminate una per una considerandone volta per volta datazione, dimensione, tipologia d’impianto, funzione, per verificare in concreto l’appartenenza di ciascuna ad una delle tre classi chiaramente descritte da Tito Livio : urbes, oppida e castella, città vere e proprie, centri abitati minori fortificati e fortezze.


 
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